Officina – Museo I Magli di Sarezzo è un progetto di partecipazione giovanile che nasce con l’obiettivo di coinvolgere i giovani del territorio attraverso percorsi di coprogettazione.
Si parte dalla riflessione che i cosiddetti “penultimi” possono essere più invisibili degli ultimi: giovani che, pur non vivendo situazioni di disagio conclamato, sperimentano un senso di disconnessione e mancanza di riconoscimento, faticando a trovare spazi di espressione e confronto. In particolare, il progetto si rivolge a giovani tra i 15 e i 34 anni – soprattutto maggiorenni – spesso esclusi dalle principali opportunità culturali e aggregative.
Nel territorio della Valle Trompia emerge la necessità di creare luoghi accessibili, inclusivi e continuativi, capaci di favorire relazioni positive e percorsi di crescita. Il Museo I Magli a Sarezzo rappresenta un contesto strategico per attivare un processo di rigenerazione non solo culturale ma anche sociale, in un’ottica inclusiva e interculturale.
L’obiettivo è avviare un percorso di riqualificazione del Museo, trasformandolo in una fucina di arti contemporanee, capace di accogliere linguaggi artistici diversi e pratiche interdisciplinari. In questo senso, il patrimonio industriale non viene solo conservato, ma reinterpretato come spazio attivo di produzione culturale.
Le attività previste comprendono percorsi formativi e tavoli di lavoro partecipati, la raccolta e rielaborazione di testimonianze legate al territorio e la produzione artistica interdisciplinare. I materiali raccolti daranno vita a cortometraggi, opere visive, produzioni sonore e performance dal vivo, con esiti pubblici aperti alla comunità.
Il progetto nasce da una collaborazione tra Amministrazione comunale, Fondazione Pietro Malossi ETS, Sistema museale di Valle Trompia e realtà giovanili del territorio, tra cui il collettivo Lower Manhattan e un gruppo di giovani impegnati nella costituzione della Pro Loco. È, inoltre, realizzato con il sostegno di Fondazione Comunità Bresciana.
1° GIUGNO – PRIMA PERFORMANCE
Nell’ambito del progetto Officina, si presenta la prima performance per catturare il tempo “dal vivo”, rispondere alle esigenze del presente: catturare l’attenzione, accogliere il pubblico, lavorare con storie che sono ancora in evoluzione. Partendo dalla documentazione video, fotografica e immateriale del museo, dal luogo stesso con le sue collezioni e dalle interviste fatte ai giovani operai della Valle Trompia si sono utilizzati diversi linguaggi artistici e multimediali per creare un evento in quattro puntate, dove gli artisti stabiliscono un contatto con il pubblico e dove la mediazione museale diventa visibile e concreta.
Nella realizzazione della performance sono stati coinvolti: fotografi, videomaker, DJ, scultori, visual artist, ritrattisti, grafici, e 3D artist, riconoscendo in tali codici una diretta connessione con il patrimonio materiale (le opere) e immateriale (la cultura).
Nel primo atto della performance presso il Museo I Magli di Sarezzo il 1° giugno, dalle ore 18 alle 24, avremo:
- Zeno Assoni, che si occuperà della creazione, tramite il materiale d’archivio e le interviste raccolte da lui e Graziella Pedretti, di visual immersivi quali parte integrante della performance di Battart;
- Michele Battagliola, in arte Battart, che realizzerà un dj set in interazione costante con i visual in cui verranno riprodotte tracce da lui create ad hoc con synth e drum machine campionando suoni e voci provenienti dal maglio e dalle interviste;
- Jacopo Taccioli, il quale realizzerà delle tavolette in alluminio usando la tecnica dello sbalzo. Su queste tavolette ci saranno delle figure umanoidi. Cercando di sintetizzare le forme il più possibile, sarà la sperimentazione di pressione e colore a determinarne la riuscita;
- Tiziano Ronchi, che creerà un’opera scultorea in ferro di recupero. “Ciclicità, Trasformazione, Consapevolezza, Materia, Germinazione, Natura”. “Q'illay” (Ferro in lingua Quechua) sarà una scultura totemica interamente realizzata con storici strumenti di lavoro in ferro. Si tratta di un’opera che racconta di come sia possibile abitare sul nostro pianeta convivendo e collaborando in modo armonico con la Natura. “Q'illay” si presenta come un Esaedro – il solido platonico che rappresenta la Terra – interamente composto da oggetti e strumenti in ferro utilizzati dagli artigiani della Val Trompia nell’ultimo secolo, dal quale nasce e si espande una pianta di Potus.