Sabato 7 febbraio alle ore 20:45, presso il Teatro San Faustino, si terrà lo spettacolo A casa loro, di Giulio Cavalli e Nello Scavo.
Lo spettacolo sarà interpretato da Giulio Cavalli con musiche di Ivan Merlini. La produzione è di Teatro Aquilante, la direzione tecnica è di Mario Raimondi e l'organizzazione è di Alice Grati.
L'evento è organizzato da ACLI-Zona ACLI Valtrompia e patrocinato dal Comune di Sarezzo. L'ingresso è gratuito.
Sinossi
Il Mediterraneo è il cimitero liquido dei nostri scheletri ma tutto attorno, nelle regioni che scendono per l’Africa, quelle sulla rotta balcanica e nella zona impigliata tra i fili spinati della Turchia, ci sono le persone. Persone, semplicemente, con il fardello delle loro storie che hanno l’odore di carne viva, senza valigie ma con quintali di paura, costretti al macabro destino di trovare posto solo sulle pagine dei giornali o sulle bocche più feroci della politica. Il mare non uccide. Ad uccidere sono le persone, la povertà, le politiche sbagliate e le diseguaglianze che rendono il mondo un posto diviso in una parte giusta e una sbagliata in cui nascere.
Partendo dalle coraggiose inchieste di Nello Scavo, reporter internazionale, Giulio Cavalli prova a raccontare quella parte del mondo che ci illudiamo di conoscere e di poter giudicare guardando le immagini dei profughi mentre invece ci viene nascosta nel buio delle notizie non date.
I furbi parlano molto di solidarietà, ma ne parlano troppo con chi avrebbe bisogno di riceverla e troppo poco con chi avrebbe bisogno di farla, perché la solidarietà non sta nei regolamenti, nei trattati internazionali e nemmeno negli editoriali.
Forse, allora, si fa più necessario uno spettacolo per versare sul palco quel pezzo di mondo che ignoriamo per assolverci e di cui la Storia ci renderà conto.
“Quando negli uffici della Mezzaluna rossa squilla il telefono, non scatta nessuna corsa contro il tempo. Sanno già di cosa si tratta. Cadaveri da ricomporre, non c’è nessuno da soccorrere. Va avanti così da mesi. Giorni fa ne hanno tirati fuori 14 da una fossa vicino a Bengasi. Alcuni erano neri, altri maghrebini. Legati mani e piedi recavano segni di torture di molto precedenti all’uccisione. Gli uomini dello scaltro generale Haftar giurano di non saperne nulla. Mentre più a sud, nelle zone desertiche, l’Organizzazione Internazionale dei Migranti ha dovuto attivare, come in mare, un’operazione “Sar” per la ricerca e il soccorso dei desaparecidos del Sahara.”
(Nello Scavo, Avvenire 1 settembre 2017).