Altre voci - Neighbours

Proiezione cinematografica nell'ambito della rassegna "Altre Voci" della cooperativa "Il Mosaico".

Data di pubblicazione:
23 Giugno 2022 20:30 - 23 Giugno 2022 22:30
Altre voci - Neighbours

Dal 9 al 30 giugno, in vari comuni della Valle Trompia saranno ospitate le proiezioni di “Altre Voci”, la rassegna cinematografica sulle migrazioni forzate della Valle Trompia.

Organizzata dalla cooperativa "Il Mosaico", insieme a "Infrastrutture sociali", che da anni si occupa di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati nel territorio. Gli intenti della rassegna sono parlare delle migrazioni attraverso lo sguardo degli autori dei film proposti, osservare il fenomeno da altre prospettive, pensare alla complessità delle migrazioni al di là degli stereotipi e dei pregiudizi immediati.

L'iniziativa è parte del Progetto di Sensibilizzazione del Territorio "Sconfiniamo" quinta edizione.

 

La rassegna arriva anche a Sarezzo, giovedì 23 giugno alle ore 20.30 al Teatro San Faustino, con NEIGHBOURS, ultimo lungometraggio del regista curdo-svizzero Mano Khalil, che racconta l'assurdità della guerra attraverso gli occhi di un bambino.

Ingresso gratuito. Per ulteriori informazioni: 345 7550684 - sconfiniamo@coopmosaico.com

La storia, allo stesso tempo semplice e crudele, raccontata in Neighbours è quella di un villaggio alla frontiera turco-siriana all’inizio degli anni ottanta. Come in un microcosmo, protetto dalla crudeltà e dall’intransigenza di una società sempre più radicalizzata, gli abitanti convivono pacificamente apprezzando le proprie differenze come tasselli indispensabili di un puzzle che ingloba armoniosamente ognuno di loro. Niente buonismo, solo lo svolgersi naturale di un quotidiano naturalmente multi sfaccettato che nessuno sente il bisogno di rimettere in questione.

È qui che vive Sero (interpretato dall’impressionante Serhed Khalil), il protagonista del film, un bambino curdo di sei anni che seguiamo durante il suo primo anno di scuola, un anno decisivo che cambia la sua vita per sempre. Non solo sua madre muore ferita da un proiettile sparato “involontariamente” da un soldato che sorveglia la frontiera che delimita il paese, ma tutto il suo piccolo mondo viene rivoluzionato dagli insegnamenti (o meglio dall’indottrinamento) radicali del nuovo maestro inviato da Damasco per riprendere le redini della scuola araba che Sero frequenta. Il nazionalismo assurdo sostenuto dal nuovo maestro si scontra allora con la pacifica convivenza di tutti gli abitanti del paese (al di là della loro religione o origine) confondendo in modo profondo le piccole certezze di Sero e dei suoi compagni di classe.

Grazie al fatto che il film ci spinge a osservare questa realtà complessa attraverso gli occhi di un bambino, questa mantiene sempre un velo di magia che impedisce alla tristezza di prendere il sopravvento, come se la crudeltà e il pragmatismo del nuovo maestro non riuscissero davvero ad attraversare il muro dell’infanzia con le sue illusioni e desideri semplici (come il sogno di Sero di poter un giorno guardare i cartoni animati alla televisione).

Quasi felliniano, tanto la magia dell’infanzia si mescola non senza una certa dose di humour con la crudeltà del presente, il momento in cui gli allievi rispondono, alla domanda del maestro su come combatterebbero gli ebrei, con un inaspettato e spontaneo “a guardia e ladri”, o quando discutendo insieme dei termini “sionismo” e “imperialismo”, che il maestro non smette di ripetere, li descrivono come creature fantastiche senza avere la minima idea di cosa significhino. Anche la mascolinità abusiva dello zio di Sero viene filtrata attraverso la sensibilità ancora innocente del bambino che non esita a difendere sua zia dalla violenza del marito. Un momento davvero catartico che mette l’accento sull’aspetto costruito di una mascolinità virile e patriarcale che non ha ancora avuto modo, come l’indottrinamento del maestro, di plasmarlo.

In questo “huis clos” la guerra rappresenta una potenzialità pericolosa che rimane però pressoché invisibile, come un mostro pronto ad attaccare di cuoi non si conosce però il volto. Al di là delle immagini d’orrore che possiamo immaginare, è proprio questo silenzio, quest’invisibilità palpabile, la possibilità che questa strappi a Sero la sua spensieratezza a fare paura e a regalare al film una vera profondità.

Allegati

Locandina.pdf
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Ultimo aggiornamento

Martedi 28 Giugno 2022