Afghanistan: per conoscere e compendere

Data di pubblicazione:
31 Gennaio 2022
Afghanistan: per conoscere e compendere

In questi settimane si è tornati a parlare tanto di Afghanistan, un Paese che era quasi scomparso dai nostri radar. Forse l'ultima volta che ne avevamo sentito parlare era vent'anni fa, esattamente l'11 settembre 2001. Sappiamo tutti che successe all'epoca, ma forse è necessario dare un occhio al passato per capire meglio la situazione attuale e come ci si è arrivati o meglio ritornati. Ecco qualche titolo, tra saggi e romanzi, per aiutarci a comprendere.

 

Afghanistan: anno zero, Giulietto Chiesa, Vauro e introduzione di Gino Strada
Afghanistan. C'è un aggettivo che, ormai da dieci anni, accompagna inesorabilmente il nome di questo Paese. L'aggettivo è: dimenticato. L'Afghanistan dimenticato. Un non luogo. Tre paia di occhi diversi, tre linguaggi diversi per raccontare, per incrinare anche di poco l'amnesia colpevole del mondo. Perché quel non luogo e quel non tempo sono colmi di vite umiliate, negate, mutilate. In questo libro abbiamo provato a raccogliere segni, parole e immagini. E forse, lo spero, anche il non detto, quello che non si può scrivere, disegnare o fotografare. (Vauro). Con un'introduzione di Gino Strada. I diritti d'autore di questo libro sono destinati ad Emergency.

Il grido invisibile, Ana Tortajada
La seta ha il colore della pioggia ed è orlata con cura. A osservarlo, sembra impossibile che un indumento sia simbolo di tanto dolore, però questo è il burka che marchia le donne afghane come esseri inferiori, indegni di guardare in faccia il mondo. Come può essere la vita attraverso un velo? Qual è il prezzo che la popolazione femminile deve pagare al regime talebano? La giornalista spagnola Ana Tortajada ci consegna la visione di un Paese dove il governo toglie alle donne libertà e dignità: non hanno infatti più diritto all'istruzione, né ad alcuna partecipazione alla vita economica, politica e sociale.

Sotto il burqa, Deborah Ellis
Avere 11 anni a Kabul. Immagina di vivere in un paese in cui donne e ragazze non possono uscire di casa senza essere scortate da un uomo. Immagina di dover indossare abiti che coprono ogni centimetro quadrato del tuo corpo, viso compreso. Questa è la vita in Afghanistan. Questa è la vita a cui si ribella Parvana, undici anni, che ora porta il chador e un giorno, molto presto, dovrà portare il burqa come la sua mamma e sua sorella. Ma Parvana è forte, e lotta per sé e per la sua famiglia. Si taglia i capelli, si traveste da ragazzo e lavora. Per tutti. Per se stessa. Per cambiare le cose.

Il cacciatore di aquiloni, Khaled Hosseini
Amir, figlio di un ricco pashtun, e Hassan, il suo piccolo servitore hazara, sono amici inseparabili, accomunati anche dalla passione per le gare di aquiloni. Un tragico evento sconvolge le loro vite e quando le truppe sovietiche invadono l'Afghanistan, Amir è costretto a fuggire negli Stati Uniti con il padre Baba. Il senso di colpa per non aver aiutato il suo amico non lo abbandonerà più e quando riceve nella sua casa di San Francisco una telefonata inattesa, Amir capisce che è giunto il momento di rimediare ai propri errori: aiutare Sohrab, il figlio di Hassan.

Il vento di Kabul: cronache afghane, Tiziana Ferrario
L'Afghanistan è davvero un paese avviato verso la pace e la stabilità? Entrato prepotentemente nelle nostre vite dopo l'attacco alle Torri Gemelle, sembra un caso ormai archiviato e risolto. La Casa Bianca lo considera un capolavoro di democrazia da esportazione, lo stesso modello che sta cercando di applicare anche in Medio Oriente. Ma è davvero così? Nonostante le forze armate dispiegate da Nato e Stati Uniti, gli ultimi mesi sono stati i più sanguinosi dal 2001. La guerriglia talebana si è riorganizzata, ed è opinione diffusa che molti membri di gruppi terroristici affiliati ad Al Qaeda stiano rientrando dall'Iraq. Che cosa è successo in questi cinque anni e come è cambiata la vita degli afgani?

Mille splendidi soli, Khaled Hosseini
A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua "kolba" di legno in cima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansia l'arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere la casa del padre, dove lui non la porterà mai perché Mariam è una "harami", una bastarda, e sarebbe un'umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, ma sarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera. L'unica cosa che deve imparare è la sopportazione.
Laila è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell'aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashtu e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra.
Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile. Dall'intreccio di due destini, una storia che ripercorre la storia di un paese in cerca di pace, dove l'amicizia e l'amore sembrano ancora l'unica salvezza.

Le lezioni proibite, Suraya Sadeed con Damien Lewis
Quando fa ritorno nell'Afghanistan dei talebani, dopo il ritiro dei sovietici, Suraya non riesce a credere ai propri occhi. Lei che a Kabul è nata e si è laureata, non può non sconvolgersi di fronte a quella devastazione, quella povertà, quell'arretratezza. In uno dei famigerati campi delle vedove, dove migliaia di donne si aggirano lacere e affamate, sfruttate come schiave del sesso, le si fa incontro un fantasma coperto dal burka. È una sua coetanea, poco più che quarantenne, laureata allo stesso college, probabilmente di buona famiglia. Quell'incontro diventa per Suraya l'immagine simbolo di un regime che ha d'un tratto cancellato i diritti di metà della popolazione. Le donne non possono più lavorare, studiare, curarsi. Quelle che rimangono senza un marito sono condannate alla miseria. Per Suraya, l'unico modo per spezzare questo circolo vizioso è dare un'istruzione alle ragazze. Così, decide di aprire per loro una scuola segreta, nelle stanze di una vecchia pensione. Ma, pur nascosta, la scuola arriva a contare centinaia di allieve. Perché, come dice un detto afghano, goccia dopo goccia si forma un fiume.

Tutti i giorni sono dispari, Pierdomenico Baccalario
Certe volte, in Afghanistan, il cielo è talmente limpido che se alzi la testa hai la sensazione di poter assaggiare il gusto delle stelle. È il mondo dove è cresciuto Hazrat, che lui conosce da sempre. Ma è anche il mondo dove resta l'odore della guerra, che ti impregna i vestiti e nella mente ti gioca terribili scherzi. Hazrat sa che qualcosa sta per accadere. Quando arriva la follia, di notte, della famiglia di Hazrat non restano che macerie. Niente è più come prima, il mondo gli ha girato le spalle. E lui avrebbe potuto restare lì, a piangere, oppure fare la stessa cosa: girarsi, e scappare dalla parte opposta, il più lontano possibile. Hazrat viaggia e scappa per migliaia di chilometri, attraversa confini che mai avrebbe pensato di valicare, con persone che barattano la vita con tutto quello che trovano, e altre che mai avrebbe pensato esistessero. E alla fine arriva in Italia, un paese che è quasi un miraggio, dove le persone sembrano sempre ballare e dove, ne è sicuro, tutti i giorni sono dispari.