Palazzo Avogadro

Data di pubblicazione:
26 Gennaio 2022
Palazzo Avogadro

Palazzo Avogadro è uno degli edifici medioevali più prestigiosi della nostra valle. Le sue origini risalgono con molta probabilità ai tempi della Roma imperiale, e rappresenta in modo simbolico lo stratificarsi di epoche storiche diverse: l’epoca romana, rappresentata da due lapidi all’ingresso; l’epoca bassomedievale, raffigurata dalla torre-casa; l’età gotica, riscontrabile nella forma stessa dell’edificio; l’età barocca, riconoscibile dall’arco d’ingresso.

 

Fin dal 1.200, a Brescia erano chiamati “Avogadri” o "De Advocatis" i membri di alcune nobili famiglie che avevano ricevuto dal Vescovo l’incarico, ossia l’investitura, di amministrare e salvaguardare i beni della Chiesa. Un discendente degli Avogadro di Brescia prima del 1300 ricevette l'incarico di amministrare il territorio vescovile di Zanano.

Da allora e per circa 700 anni, la storia di Zanano e dei suoi abitanti fu strettamente intrecciata con quella degli Avogadro e del loro Palazzo. Nel 1400 Venezia, tesa alla conquista della terra bresciana, trova negli Avogadro di Zanano i suoi più fedeli alleati contro i Visconti di Milano. Nel 1427, dopo la vittoria, Venezia seppe ricompensarli adeguatamente e gli Avogadro vollero rendere la dimora all'altezza della loro potenza politica ed economica di nobili veneziani.

 

L'edificio attuale è il risultato di molteplici manomissioni ed ampliamenti succedutisi nel corso dei secoli. La parte più antica risale appunto al XV secolo ed ha conservato la struttura architettonica medioevale, dove le forme gotiche riescono a conciliarsi con quelle rinascimentali, in particolare nelle finestre. Sulla facciata si trova anche un affresco con la Beata Vergine e Santi.

Il palazzo e la parte più recente dell’edificio sono congiunte fra loro da un grande portale barocco in pietra bugnata recante lo stemma degli Avogadro e sormontato da tre slanciate cuspidi piramidali. Ai lati di questo ingresso sono collocate due lapidi romane.

L'ingresso a nord, in prossimità della torre, introduce in un andito con le pareti formate da enormi massi squadrati; i muri hanno uno spessore che supera spesso i due metri. A destra ed a sinistra ci sono alcune stanze con il soffitto a volta che dovevano fungere da cantine e deposito di attrezzi. L'insieme conserva l'aspetto rustico e severo delle residenze medievali dell'antica nobiltà valligiana.

L'ingresso si apre su un vasto cortile ed il brolo retrostante. Troviamo anche un portico costituito da due grandi archi sorretti da tre colonne con capitelli fogliati; la colonna centrale reca scolpito lo stemma nobiliare degli Avogadro. Sopra il portico c'è una loggia rivolta a mezzogiorno chiusa da sette archi minori con colonnette.

Al piano superiore troviamo alcune sale interessanti dal punto di vista artistico. Il primo salone a destra con il soffitto a crociera conserva due pregevoli affreschi e numerose decorazioni. Il primo affresco a destra è quello fra tutti più enigmatico e quindi variamente interpretato. Potrebbe trattarsi della rievocazione di un episodio realmente accaduto in Valtrompia al tempo delle lotte fra Guelfi e Ghibellini. Il dipinto rappresenta due turriti castelli, uno in primo piano, sulla destra, l'altro collocato sulla montagna che fa da sfondo.

Dal primo castello esce una schiera di orsi neri, armati di lance ed eretti come soldati, preceduti da quattro trombettieri e dalle insegne che recano il caratteristico giglio di Firenze, emblema degli Avogadro del Giglio. Una seconda schiera di orsi bianchi, anch'essi armati, discende la Valle diretta contro gli orsi neri. Vi sono poi alcuni orsi isolati che sembrano rincorrersi. Lo scontro, capeggiato da un Avogadro, vuole celebrare la vittoria degli orsi neri, cioè i guelfi valtrumplini, contro i Ghibellini rappresentati dagli orsi bianchi.

Un'altra tesi invece, più diffusa, è che si tratti della rappresentazione di un assedio, con conquista, alla città di Brescia guidato dagli Avogadro, che risulta documentato più di una volta.

Sulla parete nord è dipinta una suggestiva Madonna con in grembo il Bambino che alza la mano destra benedicente. Alla sua sinistra, una santa, in piedi, stringe nella mano alzata una freccia, ed ai piedi, quattro fanciulle oranti. A destra S. Martino Vescovo con il pastorale, mentre poggia la mano sinistra sulla testa di un uomo calvo, inginocchiato, con al fianco due giovinetti biondi ed un cagnolino. L'uomo è verosimile il committente del dipinto. In alto si scorge un scritta poco leggibile ed una data: 1430. Il resto delle pareti è variamente decorato a scacchi romboidali.

Le altre sale hanno tutte il soffitto in legno sorretto da grosse travi decorate con motivi floreali. La stanza centrale ha un maestoso caminetto in pietra che risale al ‘500. Una sala più a sud conserva sulla parete sinistra un affresco che ritrae S. Girolamo in abiti cardinalizi, seduto su un tronco di pietra, mentre legge un foglio srotolato. Sui capitelli del trono sono dipinti due leoni che sorreggono tra le zampe lo stemma degli Avogadro. In alto una data: 1474 - DIE 27 DICEMBRE.

Il loro stemma comparve un po’ ovunque nel palazzo e nel paese; ancora oggi lo possiamo vedere anche sulla facciata della chiesa dedicata a San Martino e sul portale di una casa situata nell'omonima via.

Per molto tempo, in seguito, non furono apportare al palazzo consistenti modifiche, se non quelle ultime del '900. Gli Avogadro, a causa dei lunghi periodi di carestie e gravi calamità, furono più volte costretti ad alienare parte del loro patrimonio e vissero per decenni in condizioni di decorosa povertà, tra gente costretta nella miseria più nera..

Dopo il ritorno dell'Austria (prima metà dell'800), il dott. Orazio Avogadro trasformò una parte del palazzo in ricovero per mendicanti e malati che egli stesso curava e assisteva.

Alla fine dell'800 i suoi figli, i Revv. Vincenzo e Giacomo, ultimi discendenti della nobile famiglia, lasciarono ogni bene alla Congregazione delle suore Ancelle della Carità per destinare l'antico palazzo ad orfanotrofio femminile e quindi a scuola materna.

Nel 2007 il Palazzo è stato acquistato dal Comune di Sarezzo ed ora viene utilizzato come sede espositiva per mostre o per iniziative culturali.

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Ultimo aggiornamento

Giovedi 18 Agosto 2022